Lidia Nawrocka

LIDIA NAWROCKA

                               
Lidia Nawrocka
ha fatto diverse mostre personali e collettive in Polonia, Svizzera, Francia e Italia; è un'artista molto versatile, soprattutto nella scelta e nella trasformazione delle materie che utilizza. I suoi colori a volte accolgono delicatamente lo spettatore, a volte diventano aggressivi, ma sempre intrecciano una sorta di gioco poetico che richiamano la fiaba. L'allegria e giocosità dei suoi soggetti è la conseguenza di uno studio accurato di accostamenti, visto che il colore spesso si placa nella neutralità del bianco e la materia,  che fecondata dalla fantasia, diviene quasi sottile e dona ai suoi dipinti movimento e tridimensionalità.

L’ARTE DI LIDIA


“Niente è come sembra  
 Niente è come appare…
 Perché niente è reale” (Battiato)

“Nulla è più astratto dal reale” (Morandi)


 

Così percepisco l’arte di Lidia…un modo di pensare l’esistenza che si dissocia dalla scontata adesione alla verità di superficie, che guarda alle “cose” in profondità, oltre l’apparenza, in sintonia con la lezione che ha saputo trarre(anche sul piano espressivo - gestuale) dal suo lavoro quotidiano di stilista. Mostra capacità di sviscerare l’oggetto nella sua realtà interiore, individuando gli elementi strutturali e le stratificazioni che ne costituiscono l’essenza. La sua è una pittura in costante oscillazione tra il richiamo  realistico ad oggetti del mondo naturale e un accento più propriamente visionario, dialetticamente interagenti tra loro. La rarefazione cromatica, intenzionalmente evasiva di ricerche  tonali, è particolarmente attenta alle accentuazioni timbriche…

Un concitato susseguirsi e alternarsi di bianchi(in prevalenza), grigi, marroni e rossi, ora vividi e sfolgoranti  ora plumbei, in un contesto pittorico fresco e sincero, di forte tensione onirico – fiabesca, senza perdere l’interesse per l’aspetto fisico delle cose, nella loro realtà concreta, che rimane l’elemento qualificante della sua pittura. Come in un paesaggio invernale, in un incanto di silenzio di suoni e colori, la sua essenzialità spesso si ripete, trasformata e rinnovata, legata alla potenza degli elementi…nel gracidante rito purificatorio delle rane, nell’amore e curiosità per la notte ed il lato oscuro delle sue civette, nell’irrompere del fuoco nella vita vivificata dallo sbocciare irruento del fiore che riscalda e anima. Aria e acqua(spesso ghiaccio) sono catturate dalle sue materie…sassi che prendono vita divenendo occhi…sulle superfici che, attraverso materiali raccolti e trasformati, le rendono vibranti di naturalezza e tridimensionalità.

Si denota una fedeltà agli oggetti intimi della sua pittura, senza che si lasci troppo influenzare dalle tendenze ed un’inscindibile tensione tra arte e  vita attraverso i materiali che utilizza ed il suo particolare modo di trasformarli. Il suo atteggiamento coglie la verità contemporanea: la natura che canta, urla, avvisa, racconta di potenzialità d’infinita bellezza vicino al freddo isolamento dell’umano, percepito e rappresentato, nelle sue figure accennate e senza volto…annichilimento dell’ “Homo sapiens”, dell’ “Homo homini lupus”, dell’uomo che ha tagliato il cordone con la Sacra Madre.

Rita Marchini