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L'Età Risorgimentale
Dopo la parentesi napoleonica (l'imperatore fu a Como il 4 maggio 1796, ove pernottò
a Villa Saporiti) che vide la realizzazione della "Napoleona", strada di collegamento
verso le direttive Varese-Milano-Cantù, e del Teatro Sociale, piccolo gioiello
neoclassico, Como, nella prima metà dell'Ottocento, non fu sorda ai fermenti rivoluzionari
europei e italiani.
Basti pensare al conte Luigi Porro Lambertenghi, fondatore del giornale eversivo
"Il Conciliatore", autore di una "Storia di Como", condannata per le idee progressive
che propugnava; a Cesare Cantù, sollevato dall'incarico di insegnamento per le
sue idee liberali.
La svolta del 1848 è estremamente indicativa: il 20 marzo, a due giorni dall'inizio
delle "Cinque giornate di Milano", la popolazione comasca insorse e costrinse
alla resa la guarnigione austriaca di stanza alla caserma di S. Francesco.
Con la sconfitta di Carlo Alberto la situazione si normalizzò, nonostante i tentativi
di destabilizzazione di Giuseppe Mazzini, presente in Svizzera.
La II guerra d'Indipendenza (1859) vide Giuseppe Garibaldi, operante in zona,
che, dopo la battaglia di S. Fermo, nella quale morÌ il cap. Carlo De Cristoforis,
entrò trionfalmente in Corno liberata, ospite del marchese Rovelli, nel palazzo
di Piazza Volta, dove una lapide ricorda l'episodio.
Dopo secoli di dominazione, la nostra città fa finalmente parte del nuovo Regno
d'Italia dei Savoia, contraddistinto all'inizio dalla volontà di rendere equalitari
i diritti ed i doveri, senza alcuna discriminazione dei particolari problemi regionali.
Dapprima il Comune di Como fu governato dalla destra liberal-conservatrice, appoggiata
dal Vescovo Cesana poi con i governi di sinistra, a partire dal 1876, vennero
esaminate le esigenze di miglioramento sociale che, a Como, evidenziate dal giornale
di Aristide Bari e dall'azione di Paolo Carcano, finirono con l'apportare miglioramenti
alla classe operaia e col facilitare nuovi impieghi.
Così nel fervore di una nuova realtà sociale e lasciando alle spalle l'epopea
degli eroi risorgimentali, la cui memoria e le cui effigi hanno giusto rilievo
nel Museo Rigorgimentale e all'interno di Palazzo Cernezzi (Municipio), ci si
avvia alle soglie del nostro secolo.
Il Novecento
Como nel Novecento, al di là delle tristi parentesi delle guerre mondiali, è
città rigogliosa e fiorente, grazie all'imporsi dell'industria tintoria e serica.
Tale specializzazione è presente sin dall'inizio del secolo, come dimostra la
presenza in città di nuove forze lavorative, la cui dignitosa sistemazione venne
assolta con la costruzione di nuovi quartieri. La Grande Guerra (1915-1918) fece,
tra gli altri, vittima Antonio Sant'Elia, giovane architetto, firmatario del Manifesto
dell'Architettura Futurista, il quale, con esuberante fantasia, disegnò una città
avveniristica, come è possibile dedurre dai progetti conservati al museo.
Durante l'epoca fascista, che in tutta Italia impose la cultura di regime, operò
a Corno l'architetto Giuseppe Terragni, il quale realizzò opere razionaliste di
importanza mondiale (l'unità di abitazione della Novocomum, il Palazzo del Fascio,
l'Asilo Sant'Elia), anche in adesione alla coeva esperienza tedesca della Bauhaus
di Walter Gropius.
Al Terragni appartiene anche l'adattamento del "Monumento ai caduti" che, per
volontà dell'imperante cultura fascista, venne realizzato rielaborando un disegno
del Sant'Elia. L'obelisco in riva al lago, nella scelta del sito testimonia il
sacrificio dei soldati di terra, mare e cielo, e nella sua verticalizzazione sembra
elevare, all'eterno, gli alti valori del patriottismo.
Già a partire dagli anni Trenta anche l'astrattismo italiano ebbe in Como un
valido punto di riferimento, grazie alle ricerche di artisti quali Mario Radice,
Carla Badiali, Manlio Rho, Aldo Galli i quali, ispirandosi parzialmente a Mondrian
e a Kandinskij, valorizzarono con addizioni e sottrazioni cromatiche la lezione
del Terragni, trasponendola nel campo pittorico. Questa la cultura! Il resto è
lavoro, condotto con fantasia degli operatori tessili e serici, che hanno nel
sangue l'armonia trasmessa dalle tranquille acque del lago e il senso estetico
proiettato da architetture secolari che proteggono e rasserenano.
