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Per qualcuno rappresenta la brutta stagione. Per altri è il simbolo del freddo e del gelo dell’Inverno che ormai se ne stanno andando. Altri ancora la ritengono la castellana traditrice della città. Ma per qualcuno è anche la strega, oppure i simboli delle divinità pagane, o semplicemente qualcosa di negativo che si cerca di “scacciare”, cancellandolo nel fuoco.
Che cosa sia in realtà la Giubiana è difficile da spiegare. Leggende e tradizioni collegate a questo fantoccio che viene messo al rogo in molitissime piazze della Lombardia, si mischiano tra loro facendo perdere le tracce in tempi ormai lontanissimi. Folclore e tradizione si confondono e confondono.
Ma chi sia in realtà la Giubiana è forse oggi poco importante. Più importante è certamente il valore intrinseco che ha questo rogo che illumina moltissime piazze di paesi comaschi negli ultimi giorni di gennaio. E’ l’anello di congiunzione tra il presente e una realtà, quella contadina e ancestrale, che ormai sopravvive soprattutto grazie a queste tradizioni. Anche un falò di un fantoccio, un evento così apparentemente semplice, può divenire allora importante, in quanto testimone di una memoria storica che si vuole conservare, che non si deve smarrire. Un rito senza tempo che è patrimonio culturale. Un valore importante di una società che non vuole perdere le propire radici. E che come tale va preservato, conservato e tramandato.
Il rogo della Giubiana, con il fantoccio appeso in cima ad un palo sotto il quale viene accatastata la tradizionale “pira” è uno spettacolo genuino, nostrano e che molti paesi comaschi amano non dimenticare mai, facendo diventare questa tradizione un momento d’aggregazione sociale per tutta la comunità. Una festa vera e propria, al di là d’ogni significato.
A Cantù, l’evento è attesissimo, qui è necessario presentarsi con largo anticipo per contemplare da vicino le fiamme che avvolgono il manichino. Il 28 gennaio, nella piazza principale, tra un piatto di risotto con la luganiga (doveroso pe tradizione) e un buon bicchiere di vin brulè, migliaia di persone attendono di essere riscaldate dalle altissime fiamme della pira. E se la Giubiana brucia bene, allora tutti saranno contenti, perché sarà di buon auspicio per l’anno appena iniziato. La serata si conclude con i fuochi d’artificio, musica, animazione e con un brindisi alla primavera, ormai non più così lontana. Non mancano bancarelle di dolciumi e sfilate in abiti storici (foto vivicantu.com) a rendere ancora più suggestiva la scenografia.
Ad Albavilla, la buona riuscita del rogo della Giubiana è affidata al Gruppo Folcloristico “I Paisan”, un gruppo che fin dal 1976, anno della fondazione, contribuisce a diffondere l'immagine autentica dell'antica realtà contadina brianzola atraverso eventi e manifestazioni, al punto da essere annoverato tra i più importanti in questo genere in tutta Italia e richiestissimo nelle kermesse locali e dalle emittenti televisive.
Ogni paese, comunque, ha il suo rituale. Basta spostarsi di qualche chilometro e i dettagli cambiano. Molti, come detto, i paesi che celbrano il falò della Giubiana in modo solenne. Ecco un calendario completo.
Giovedì 28 gennaio: Cantù, Piazza Garibaldi; Canzo, centro storico;
Giovedì 28 gennaio: Albavilla (rogo organizzato dal gruppo folcloristico I “Paisan” e tra i più spettacolari);
Sabato 30 gennaio: Guanzate, alle 21.00 la Giubiana verrà messa al rogo e durante la maifestazione, vin brulè e chiacchere per tutti. A Bregnano (dalle 19.00) inizia la festa con musica e balli fino alle 22.00 quando verrà arsa la Befana. A Cadorago dalle 20.30 inizia la festa presso l' oratorio San Martino in Piazza Don Casnati, con tanti intrattenimenti.
Domenica 31 gennaio: Albese con Cassano, Grande Risottaia della Giubiana
